Ci sono parole che leggiamo e dimentichiamo.
Altre arrivano nel momento esatto in cui siamo pronti ad ascoltarle.
Molti anni fa un caro amico mi inviò per email un testo che allora circolava con il titolo Lentamente muore. Lo lessi una volta. Poi un’altra.
Alcune frasi sembravano parlare proprio alla parte di me che da tempo cercava il coraggio di farsi ascoltare.
Cambiare la marcia.
Rischiare.
Non evitare le emozioni che fanno brillare gli occhi.
Inseguire un sogno.
Concedersi, almeno una volta, di non seguire i consigli più sensati.
Viaggiare.
Non abbandonare un progetto prima ancora di averlo iniziato.
Ricordarsi che essere vivi è qualcosa di più del semplice respirare.
Erano queste le parole che avevo trattenuto.
Non furono la ragione della mia scelta. Probabilmente quella scelta esisteva già da qualche parte dentro di me, ancora senza una forma precisa.
Ma quelle parole furono la scintilla che incontrò qualcosa che era già pronto ad accendersi.
Poco tempo dopo partii.
Lasciai per qualche tempo ciò che conoscevo e attraversai l’oceano senza sapere davvero cosa avrei trovato dall’altra parte. Non avevo un progetto preciso, né la certezza che quella decisione avrebbe avuto un senso.
Avevo soltanto la sensazione che, per una volta, avrei dovuto smettere di cercare tutte le risposte prima di muovere il primo passo.
Il resto sarebbe venuto dopo.
E venne.
Molti anni più tardi, scrivendo Diario di un viaggio oltre il tempo, tornai con la memoria a quella mail e a ciò che aveva messo in movimento. Potei comprendere quanto lontano possa portarci qualcosa che, nel momento in cui accade, sembra soltanto un piccolo gesto.
Oggi so che certe parole non cambiano la nostra vita.
Ci trovano semplicemente nel momento in cui siamo pronti a cambiarla.
Lentamente muore è un testo di Martha Medeiros, a lungo erroneamente attribuito a Pablo Neruda.
Questo momento ritorna in Diario di un viaggio oltre il tempo, Capitolo 9 — Il viaggio.